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Valguarnera da leggere

Antologia di scritti su Valguarnera a cura di Enzo Barnabà

UN ALBERO SRADICATO E PORTATO ALTROVE (Leggendo “Il Treno del nord” di Francesco Scalzo)

Posted on 2 Mar 2016 in Lorenzo Vizzini

L ‘autore  è un emigrato  di Valguarnera che lascia la Sicilia nel secondo Dopoguerra e si trasferisce prima nelle miniere di carbone del Nord della Francia  poi in quelle del Belgio. L’ accordo economico-politico stipulato tra Belgio e Italia nel 1946, l’Accordo del Carbone1, la Bataille du Charbon di cui  è promotore il primo ministro belga Achille Van Acker stipula che per ogni italiano che andrà a lavorare nelle miniere di carbone, l’Italia, in grave crisi economica dopo la Seconda Guerra Mondiale e  in fase di ricostruzione industriale, riceverà 70 chili di carbone.
Prima di ripercorre quest’odissea, l’autore illustra la sua vita da pastorello a 10 anni, negli anni 30, in un paesello dominato  da una chiesa che sfrutta senza  pudore l’ignoranza dei cittadini, da lui definita “un lupo in mezzo al gregge” e da  un pugno di latifondisti che usa impunemente  la mafia per assestare il proprio potere a Valguarnera, in cui  le prospettive di migliorie sono quasi inesistenti. Il pensiero di Scalzo è lucido quando riconosce che il susseguirsi delle dominazioni straniere in Sicilia, comprese quella dell’annessione piemontese al Regno d’Italia, ha confinato l’isola ad eterna  terra da sfruttare sia in termini economici che di manodopera. Persino la “Liberazione” americana del paese nel 1943 lascia segni indelebili sull’autore: lutti familiari e concittadine stuprate da soldati americani.
Dopo la guerra si rimette in moto l’emigrazione, caratteristica peculiare di quest’isola. Come tanti prima di lui, compreso il padre che emigra per 7 anni in Argentina e che conoscerà solo al suo rientro in Italia, l’autore lascia a malincuore  e in solitudine la sua terra per il Nord-Ovest della Francia, ricca di carbone, scoprendo la vita dura dei minatori e la “paura dello straniero”. Questa permanenza sarà di breve durata, al rientro a Valguarnera, cerca invano di lavorare ma, rendendosi conto dell’impossibilità di offrire un avvenire decente ai suoi, riparte in Belgio, grazie all’Accordo del Carbone. Anche lì scopre che la condizione dell’immigrato è piena di angherie, soprusi  ed umiliazioni, ma l’autore riesce  grazie ai valori trasmessi dai genitori e ai suoi  principi cristiani, ad aver la meglio sulle avversità, tanto da diventare una persona di riferimento nel mondo operaio locale e  nella comunità italiana di Liegi dove lavora come volontario nel patronato ACLI . Parallelamente, l’autore inizia ad  interessarsi alla pittura, alla ceramica e alla scrittura, dimostrando un certo eccletismo che gli vale un giusto apprezzamento anche dai belgi.
In un suo  recente viaggio  a Valguarnera, dovendo ritirare un documento al municipio, nota a malincuore  che il malcostume è ancora  ben ancorato, un malcostume con il quale ha dovuto combattere per tutta la vita prima nel paesello, poi nelle strutture di rappresentanza italiane all’estero.
Questo libro, la cui traduzione in italiano non rende merito alla sensibilità dell’autore, ha  tuttavia una notevole importanza  a livello storiografico perchè offre uno spaccato di vita di quello che è stata l’Italia negli anni 50, la difficoltà di integrarsi nel nuovo paese,  un libro terribilmente attuale per l’Italia che conosce onde continue di migranti  ma una speranza secondo l’autore: il migrante è “un albero sradicato e portato altrove al quale saranno necessari degli innesti per continuare a vivere”, innesti che promuovono la multiculturalità della società futura.  
L’anno 2016 vedrà una doppia ricorrenza presso la numerosa comunità italo-belga :  la celebrazione dei 70 anni dell’Accordo del Carbone (1946) e  i 60 anni dalla tragedia di Marcinelle, una miniera a Sud di Bruxelles, nel cui rogo perirono l’ 8 agosto 1956 oltre 260 minatori in gran parte italiani.
Bordighera  10 febbraio 2010                                                   
Lorenzo Vizzini è docente di francese, nato e cresciuto nella città belga in cui è emigrato Scalzo: Seraing. É un italiano della seconda generazione, emigrato in Liguria negli anni 80 il cui padre ha avuto un percorso molto simile a quello dell’autore: l’emigrazione prima nelle miniere di carbone francesi poi in Belgio e infine nelle fabbriche di Seraing.