Vincenzo il fontaniere: IL VELENO PER I TOPI

Giuseppe Di Fonte, commerciante di Valguarnera, passava il periodo estivo nella sua casa di campagna, in contrada Mandrascate. Quella volta, prima di traferirsi per la stagione estiva, si accorse che stranamente, nella sua residenza di villeggiatura, si vedevano topi dappertutto. Certamente non poteva portare la famiglia in campagna in quelle condizioni. Si sa. le donne in particolar modo, sono terrorizzate dalla presenza dei topi. Così, cercò di darsi da fare per eliminare l’inconveniente. Doveva cercare qualcuno che gli dicesse cosa fare. Si mise davanti alla porta del suo negozio, in attesa di veder passare qualche amico a cui chiedere un consiglio. Dopo un po’ passava da quelle parti un certo Giuseppe Laiosa, uomo di campagna e sicuramente esperto di queste cose. Giuseppe Di Fonte, raccontò a Laiosa la faccenda dei topi. <<Credimi non so come fare. Già ai miei secca andare in campagna, figurati cosa possono dire se vengono a sapere dei topi>>. Laiosa ascoltò con attenzione e siccome anche a lui “smangiava u cul” gli consigliò di rivolgersi a Vincenzo il Fontaniere: <<Idd canusc na mistura infallibile>. Di Fonte, felice di aver trovato la persona giusta, rispose: <<Grazie. Men mal ch t truvàst a passar; senza far capir nent a ma mughiera, ora stess m n vai na Giambra u funtanjr>>.
Così, dopo aver detto alla moglie che andava a sbrigare una faccenda urgente, si mise in cammino verso l’officina dei fontanieri comunali, convinto di aver trovato la soluzione al suo problema. Camminava così svelto che arrivò col fiatone. Già pensava a come si doveva disfare di tutti i topi morti. Vincenzo era in officina e stava lavorando, limando un pezzo di tubo, stretto nella morsa del banco. <<Signor Giambra, se permette le devo parlare. Peppino Laiosa mi ha detto di venire da lei per risolvere un problema>>. Nel giro di pochi secondi gli raccontò la faccenda dei topi a Mandrascate.
<<E’ver ch sap prparàr u v’leni pi surg?>>.
Vincenzo capì al volo, perché Laiosa lo aveva mandato da lui.
<<Certo>> rispose <<E’ molto facile. Occorre un po’ di tritato di carne di primo taglio (deve essere di vitello e molto magra) e un etto di bicarbonato, poi ci vuole una cosa che non posso dire, ma a quella ci penso io. Mi porti l’occorrente subito e poi domani mattina può venire a ritirare il preparato. Nel giro di un paio di giorni vedrà morire tutti i topi>>.
<<Subito>> rispose Di Fonte. <<Vado dal macellaio e torno>>.
Non aveva finito di dirlo che già camminava verso la macelleria. Vincenzo gli andò dietro
< <Mi raccomando il peso, deve essere un chilo preciso, il tritato>>.
Di Fonte nel giro di pochi minuti ritornò con la carne tritata. Vincenzo volle assicurarsi che era magra come aveva chiesto.<<Va benissimo, torni domani a prendere la mistura e le dirò quello che deve fare>>.
Così se ne andò tutto contento. Naturalmente, Giambra scoppiò a ridere visto che aveva trovato un gentilissimo signore che gli aveva fatto la spesa per il pranzo. Corse dal macellaio a farsi tritare un po’ di grasso, ritornò in officina e fece un impasto con il bicarbonato. Mise tutto nel frigo e portò a casa sua il tritato di vitello di primo taglio per farsi un bel po’ di polpette.
L’indomani, alle 7 in punto, trovò Di Fonte dietro la porta dell’officina.<<É tutto pronto>> disse Vincenzo. Aprì il frigo e tirò fuori la mistura che aveva preparato. <<Ora vada nella sua campagna, faccia con il tritato tante palline come quelle di ping pong e le sparga per tutto il terreno attorno alla casa. Poi faccia passare 2 o 3 giorni e vedrà che tutto sarà risolto>>.
Di Fonte si mise subito in macchina per recarsi a Mandrascate. Eseguì le disposizioni di Vincenzo alla perfezione. Fare le palline di tritato, tutte della stessa dimensione, non fu facile. Ci volle un po’ di tempo ma alla fine tutta l’area attorno alla casa era coperta dalle palline di grasso e bicarbonato, ed ebbe così inizio la derattizzazione.
Ora bisogna sapere che i topi sono organizzati per famiglia e comunicano tra di loro. Se nella zona dove vivono ci sono dei morti, devono cambiare zona per salvarsi. Invece se scoprono il cibo per nutrirsi, avvisano gli altri per farli trasferire nella zona dove, secondo loro, si sta bene. Così, con l’abbondanza e la buona qualità del cibo che c’era nella campagna di Di Fonte, i topi della zona si trasferirono dove c’erano le palline di grasso tanto buone da mangiare. Nel giro di due giorni si radunarono intorno alla casa centinaia di topi di tutte le dimensioni.
Il signor Di Fonte arrivò nella sua proprietà di campagna di prima mattina. Si era preparato mentalmente per andare a seppellire i topi morti, dopo aver scavato una profonda fossa. Al ritorno avrebbe chiesto alla moglie di preparare il trasferimento nella residenza estiva. Allora pensò che con il caldo di quei giorni le carcasse dei topi in putrefazione chissà quale cattivo odore dovevano fare; tirò fuori dalla tasca del pantalone il fazzoletto, lo piegò a triangolo, lo mise sul naso e se lo legò dietro il collo. Finalmente si decise ad aprire il cancello ed avviarsi verso la casa. Quando arrivò a circa 50 metri dall’abitazione, gli sembrò di avere un giro di testa, perché la terra si muoveva.
Solo dopo qualche secondo si rese conto che la terra era ferma ma che c’erano centinaia di topi che correvano verso di lui. Si girò e si mise a correre verso la sua automobile. Riuscì e rinchiudersi dentro, prima di essere raggiunto dai topi, mentre alcuni di loro salivano sul cofano. Mise in moto e partì come una Ferrari in Formula Uno.
Mentre correva come un pazzo, pensava che arma avrebbe dovuto usare per uccidere Giambra. Ma poi vedendo che i topi li aveva lasciati lontano, si sentì invadere da un senso di benessere. Si fermò davanti l’officina, scese dall’auto e con una finta calma disse:<<I topi invece di diminuire sono aumentati. Mi vuole dare una spiegazione?>>. Giambra, rispose subito:<<Secondo me la carne non era buona. Ne vada a comprare un altro chilo>>.
Quello che successe i lettori lo possono ben immaginare. Ci vollero una decina di passanti per separarli. Solo dopo alcuni anni, Di Fonte ritornò a salutare Laiosa e Giambra.
Nino Santamaria